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Metzeler Test Circuit: Nardò, la curva infinita!

14 dicembre 2014

Metzeler Test Circuit: Nardò, la curva infinita!

Nel precedente articolo abbiamo parlato di due circuiti di test di Metzeler, Vizzola Ticino (VA), e Sumarè, San Paolo, Brasile. Sono due tracciati molto simili, dove si valuta principalmente la risposta dinamica, a velocità basse e medio-alte, degli pneumatici in via di sviluppo. Esiste un altro importante circuito dove Metzeler mette alla frusta, è il caso di dirlo, i propri pneumatici. Si tratta di Nardò, un enorme anello sopraelevato che consente di raggiungere velocità impossibili da avvicinare su una pista tradizionale. Solo collaudatori dalla grande esperienza possono affrontare i test a Nardò: in fondo a questo articolo uno dei nostri test-rider ci porterà, con un po’ d’immaginazione, sul sellino del passeggero durante un giro “a tutta”!

Il circuito di Nardò, situato nel cuore della Puglia vicino all’omonima città, è uno dei più frequentati anche dalle case costruttrici di qualsiasi tipo di veicolo. Si tratta di un circuito molto particolare, progettato unicamente per collaudi e test. Il tracciato infatti è un enorme anello, con una circonferenza media di oltre 12 km. La larghissima carreggiata è suddivisa in 4 corsie per moto e auto, a cui si sommano 2 corsie per i veicoli industriali. Sull’asfalto di ogni carreggiata è verniciato un numero: indica la velocità alla quale le forze dinamiche del veicolo sono in equilibrio, e si viaggia in sostanza con manubrio o sterzo dritti, senza curvare. Se si supera la velocità indicata, restando nella medesima corsia, è necessario “dare angolo di sterzo”, sterzare, insomma, per mantenere la traiettoria. Il tracciato è sopraelevato e nella corsia più ”alta”, quella sul bordo più esterno ed elevato, è possibile compensare la forza “centrifuga” sino alla velocità di 240 km/h. Con le moto che raggiungono velocità più elevate, bisogna prestare particolare attenzione. Non è consigliabile infatti percorrere più di un giro “a manetta”, dato che gli pneumatici verrebbero sottoposti a stress enormi: immaginate di mantenere indefinitamente la piega a velocità prossima o superiore ai 300 km/h… Così, sulle moto si montano, oltre a un completo sistema di acquisizione dati, anche dei sensori “di sicurezza”. Rilevano la temperatura dello pneumatico e avvisano il pilota quando la temperatura del battistrada oltrepassa il limite, prefissato dai tecnici. Potremmo andare avanti all’infinito con il racconto delle attività di collaudo, ma ci piace chiudere questo articolo con un commento, non tecnico ma coinvolgente, da parte di uno dei piloti collaudatori di Metzeler. Per sapere cosa si prova quando il lavoro coincide con la propria più grande passione.

“I test ad alta velocità sono i più difficili ma  anche i più belli. Non bisogna mai perdere la concentrazione e allertare i sensi al massimo: i dati rilevati portano molte informazioni ai progettisti, ma l’opinione del pilota collaudatore è comunque parte integrante dei risultati del test in corso. Però è un mestiere che dà tanto: ricordo bene un test a Nardò, una sera d’estate, il sole stava tramontando.

L’anello gigantesco, tanto da sembrare una lunga curva appena accennata (se si resta sotto i 300 km/h…) e la velocità della moto così elevata creavano una sensazione inebriante, come se fosse il cielo a girarmi attorno. Passavo dalla luce del sole al tramonto, sul versante ovest della pista, al buoi della notte, correndo verso il tratto più ad est del tracciato. Il tutto in un tempo davvero breve: l’impressione di essere al centro di un’immensa cupola che ruotava sopra di me era molto affascinante… Ma in una pista come Nardò non puoi distrarti un attimo, oltre ad annotare  mentalmente le impressioni sul comportamento della moto e degli pneumatici (da riportare all’ingegnere di pista ad ogni stop), devi percepire la più piccola vibrazione anomala che potrebbe essere l’avviso di un cedimento meccanico, della ciclistica o del motore, che gira costantemente al massimo. E grippare a certe velocità non è piacevole. Ma fa parte del gioco… e poi, vedere sulle moto in pista e su strada le soluzioni tecniche frutto del lavoro della nostra squadra è un piacere che ripaga di tutto”.

 

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