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Dakar 2015: dal 1979 il Rally più duro al mondo!

19 febbraio 2015

Dakar 2015: dal 1979 il Rally più duro al mondo!

La Dakar mantiene il suo nome e il suo fascino, anche se sono lontani gli anni dell’originaria “Parigi-Dakar”: nel tempo sono cambiate le città di partenza e di arrivo del rally più famoso al mondo, nato per volontà di Thierry Sabine nel 1979. Partendo da Parigi o da Lisbona, e concludendosi sulla spiaggia di Dakar o ai piedi delle Piramidi d’Egitto, la Dakar ha comunque mantenuto il nome della capitale senegalese. Il motivo è semplice: per un pilota di rally (a 2, 4, o più ruote) “Dakar” è molto più del nome della capitale del Senegal, è sinonimo di una meta lontana, quasi irraggiungibile, che verrà conquistata solo dai più duri ed esperti piloti e solo dopo prove al limite della resistenza umana e “meccanica”, tanto da essere talvolta terribile: anche quest’anno purtroppo dobbiamo ricordare la perdita di un appassionato pilota durante la terza tappa, il polacco Michal Hernick.
Nel 2009 la Dakar giunse nel continente sudamericano (nel 2008 fu cancellata per il pericolo di attacchi terroristici soprattutto in Mauritania), e mantenne il nome di quella città africana la cui spiaggia rappresentava la fine di un un incubo… o di un sogno!
La morfologia e i climi del continente sudamericano, totalmente differenti rispetto a quelli africani, hanno cambiato la fisionomia stessa della gara: le tappe, simili a lunghissime prove speciali di Enduro, e i “trasferimenti”, notevolmente più brevi (nelle prime edizioni della Dakar mettevano alla prova uomini e mezzi tanto quanto le “speciali” vere e proprie), hanno portato a un’evoluzione delle moto in gara. I serbatoi, pur se maggiorati, si sono fatti più piccoli e i motori più potenti, le ciclistiche più agili e leggere. L’evoluzione tecnica delle moto di produzione ha messo a disposizione dei privati delle moto pronto-gara perfettamente in grado di superare quasi tutte le insidie del percorso. Quasi…
Tra i piloti Metzeler quest’anno ha brillato in particolare la stella di Hélder Rodrigues: vincitore di due tappe (la sesta e l’ottava), ha mantenuto per quasi tutta la gara la settima posizione assoluta, concludendo con un ottimo 12° posto finale. Oltre al portoghese, Metzeler ha supportato il cileno Daniel Gouet, gli argentini Javier Pizzolito e Demian Guiral, oltre al brasiliano Jean Azevedo, tutti schierati nelle fila del South America Rally Team.
Oltre ai top-riders, anche due “privati” italiani in sella alle loro KTM nella Classe Marathon fino a 450 cc, hanno sfidato le insidie della Dakar. Hanno potuto contare sull’aiuto fornito dalle Metzeler Karoo Extreme, coperture-prototipo appositamente progettate per questo tipo di gara. Il tutto nel rispetto della tradizione Metzeler, che prevede lo sviluppo dei propri prodotti attraverso le competizioni più dure. I fratelli Marco e Alberto Brioschi hanno affrontato il percorso separati da pochi minuti, con Marco entro i primi dieci piloti di Classe e Alberto 16°. Questo sino all’ottava tappa, da Uyuni a Iquique. Un immenso lago salato, trasformato in un pantano dalle piogge ha mietuto vittime tra auto moto e camion e anche Alberto, condizionato dalla rottura del parafango anteriore che lasciava così completamente scoperto il motore, ha ceduto le armi. Ma Marco ha proseguito sino alla fine, conquistando la sesta posizione di Classe, un risultato eccezionale, se si pensa che è alla sua seconda partecipazione alla Dakar sudamericana. Il South America Rally Team ha concluso la gara con Javier Pizzolito 19° e Jean Azevedo, 22° al traguardo.
Ma i risultati non descrivono le fatiche e i rischi che i piloti giunti al termine hanno dovuto superare. Basta un inconveniente e la propria posizione in classifica precipita, e durante le numerose tappe “Marathon” i piloti non hanno potuto ricorrere ai camion di assistenza, per eventuali riparazioni.
Piloti, sì, ma anche validi meccanici, dotati di un “fairplay” unico: un esempio Hélder Rodrigues, pilota Metzeler, che a Termas do Rio Hondo ha passato la notte in bianco, aiutando i compagni di squadra nella sostituzione dei motori. E una notte di riposo mancato, pesa tantissimo sulle spalle di un pilota della Dakar.
Anche in condizioni normali non è cosa da poco trovare un modo per riposare. Provate ad immaginare, dopo il freddo di una notte passata in tenda (si sono toccati i -15° C in alcune tappe in quota, a 4.800 metri d’altezza), con i muscoli congelati dal freddo, lo sforzo necessario a salire sulla moto e ripartire per un’altro viaggio verso l’ignoto.
La prova speciale più lunga è stata di 517 km, ben più breve degli “stage” delle prime Paris-Dakar, ma ogni tappa (13 in totale) ha chiesto il proprio tributo alla classifica: durante la seconda, da Ville de Carlo Paz a Cordoba (Argentina), ben 14 motociclisti hanno dato forfait, mentre la quarta, da Chilecito a La Rioja (Argentina), ha visto il ritiro di altri 11 piloti di moto. Ma il record va allo stage 8, da Uyuni a Iquique, durante il quale si sono ritirati ben 15 motociclisti! Gli scenari mozzafiato delle grandi terre salate hanno incantato gli occhi dei rallisti, con geysers e panorami lunari, ma si sono dimostrati i più temibili dell’intera competizione. Per comprendere la durezza di una gara simile, si pensi che l’ultima tappa è stata accorciata, a causa del fango che letteralmente risucchiava moto, auto e camion.
Per il racconto stage-by-stage della Dakar 2015, visitate la nostra pagina Facebook, dove abbiamo seguito la gara giorno per giorno, mentre nella gallery che vi proponiamo, oltre alle foto più belle (dalle montagne alle dune, dal lago salato che ha costretto al ritiro molti piloti, ai canyon di roccia rossa delle ultime tappe), troverete anche i dettagli del percorso di ogni singola tappa. Per sapere tutto sulla Dakar di quest’anno, potete infine visitare il sito www.dakar.com
Il podio finale delle moto dell’edizione 2015 della Dakar è il seguente:
1° Marc Coma (Spagna), KTM 450 Rally Replica
2° Paulo Goncalves (Portogallo), Honda CRF450 Rally
3° Toby Price (Australia), KTM 450 Rally Replica

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